giovedì 18 luglio 2013

In convento con Agnello Hornby


 
Leggendo LA MONACA di Simonetta Agnello Hornby (Feltrinelli - 2010), viaggiamo soprattutto tra Messina e Napoli, e tra "Il gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e i romanzi, senza il commissario Montalbano, di Andrea Camilleri.

Se si è già letto "La monaca di Monza" di Alessandro Manzoni e "Anima mundi" di Susanna Tamaro, si ha l'impressione di ritrovarli un poco nell'atmosfera di questo romanzo; quando descrive le peripezie e la sofferenza della clausura imposta, ricorda ovviamente il primo, quando descrive i vantaggi della solitudine e il contatto diretto tra un orto e la volontà, l'amore di Dio, ricorda il secondo.

La vicenda inizia in un caldo ferragosto del 1839, con i fasti di una festa religiosa che con semplicità mescola il sacro al profano, e il romanzo finisce nell'aprile del 1848.
Agata, figlia tredicenne di un maresciallo prossimo a morire, è il personaggio principale che verrà spinto da un convento all'altro, da una prigionia all'altra, a seconda dei bisogni della madre, vedova e squattrinata con poca dote per le figlie e tanto bisogno di protezione.
Come spesso accadeva allora, Agata sarà costretta a dirsi in possesso della vocazione monacale, per risolvere i problemi familiari. Ma in certi momenti sentirà davvero la vocazione.
Con i suoi sì e i suoi no diventa presto imprevedibile e incontrollabile per i suoi superiori e i familiari.
Intanto tra i vicoli poveri e i salotti ricchi, la Rivoluzione si prepara ed esplode.

I vari conventi in cui Agata vivrà, sono luoghi con una propria storia e dignità secolari, ma per lei saranno spesso soltanto una prigione, un concentrato insopportabile di intrighi e cattiverie, un invivibile mondo di invidie e maldicenze.
Fortunatamente troverà anche momenti di pace e spazi di salutare solitudine, di armonia e solidarietà laboriosa con le consorelle.
Numerose le  fughe, navigando sul Tirreno e intorno la Sicilia, avendo per bussola la  propria intuizione, a volte rifugiandosi in spazi interiori dove oltre che sé stessa trova anche l'amore divino.

Due amori terreni la segneranno: il primo per il giovane Giacomo che presto verrà anche lui spinto ad obbedire alla propria famiglia sposando una donna con la giusta dote, il secondo per James, il capitano della marina inglese che da una rispettosa e colta distanza non l'abbandonerà mai. Questo amore maturerà platonicamente negli anni e dall'ultima pagina in poi sembrerebbe destinato a realizzarsi pienamente anche se James non è più scapolo. Di sicuro saranno liberi o si prenderanno la libertà di amarsi e di essere sé stessi.



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